Il valore della coerenza
Non ci aspettano giorni facili in questo inizio di autunno che ci viene preannunciato “di lacrime e di sangue”.
Molte questioni irrisolte paiono giunte al pettine della realtà. Troppo semplice nascondersi dietro pistolotti politici. Quasi ininfluente cercare colpevoli o misurare le colpe. Adesso è il tempo di spegnere, possibilmente con equità e giustizia, l’incendio della casa comune. Dopo non mancheranno occasioni per cercare di risvegliarsi dall’eterno sonno di Peter Pan che sembra affliggere gli italiani, per giustificare o condannare per denunciare i silenzi o per indignarsi.
Oggi, alla ripresa del nostro dialogo settimanale, vogliamo ribadire l’importanza dei comunicatori pubblici che da sempre si battono per una pubblica amministrazione moderna ed efficiente.
Un’organizzazione profondamente cambiata nella propria architettura di uffici e procedure, sempre più consapevole di dover fornire servizi essenziali e di qualità e, proprio per questo, investita di responsabilità che non sono più e solo il rispetto delle norme e l’ossequio alle circolari.
Questo deve essere il nostro contributo per evitare che l’Italia precipiti in un abisso di cui nessuno o pochi sembrano valutare le conseguenze economiche e sociali.
I comunicatori pubblici, pur coscienti di non rappresentare il centro dell’universo, sono fermamente convinti di essere una pattuglia avanzata sulla strada del rinnovamento e della realizzazione di una pubblica amministrazione di nuovo genere.
Una pubblica amministrazione moderna ed europea non perché fa un inutile sfoggio di parole inglesi, ma perché riconosce nella relazione con i cittadini e nella qualità dei propri servizi gli elementi centrali di quell’efficienza e di quella riorganizzazione che le nostre comunità esigono. Anche per questo restiamo convinti che la comunicazione pubblica che intendiamo garantire rappresenti davvero uno dei motori del cambiamento. Di quel cambiamento molto apprezzato nei documenti ufficiali e poco praticato nei fatti.
Ma tenere la barra del nostro vascello ben ferma in questa direzione, significa lavorare per un Paese e una società profondamente diversi, in cui, ad esempio, chi non paga le tasse debba sentire forte il disprezzo della gente. Negli anni ’80 Alberto Sordi e Vittorio Gassmann disegnarono i vari caratteri dell’Italia dei furbetti. Qualcuno, ieri come oggi, non ha capito che quel messaggio non esaltava italiche virtù ma metteva alla berlina antichi vizi e condannabili comportamenti.
I comunicatori pubblici sin dalla loro nascita vent’anni fa hanno scelto un’altra strada e un altro modo di agire, guidati da una coscienza che non è mai cambiata e che continuerà ad accompagnarli in questo nuvoloso autunno e oltre.