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COM-PA a Milano. Dubbi e motivi di una scelta non condivisa

Nella sua responsabilità di segretario generale dell’Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale può dirci che cosa sta accadendo a COM-PA 2008?
In teoria poco o nulla. In pratica è stata compiuta una forzatura destinata a cambiare radicalmente le nostre relazioni con Conference Service. Nell’anno in cui il Salone di Bologna ha registrato uno dei suoi maggiori risultati, secondo quanto dichiarato da Conference Service, la stessa azienda ha deciso di trasferire le ultime tre edizioni della manifestazione a Milano.

E quindi?
E quindi la nostra Associazione ha ritenuto, all’unanimità, questa decisione unilaterale e inaccettabile. Non solo perché maturata a tre anni dalla scadenza di un contratto che ovviamente non rinnoveremo ma soprattutto perché, nonostante le nostre reiterate richieste, non ci è mai stato presentato uno straccio di piano economico che testimoniasse di un qualche possibile vantaggio.
Inoltre manifestazioni come questa non si spostano come i mobili di casa. Nessuna rassegna analoga ha mai seriamente pensato di allontanarsi dal luogo dove era stata pensata, realizzata e gestita.

Milano però…
E di New-York non vogliamo parlarne? Scherzi a parte, conosciamo benissimo tutte le caratteristiche della metropoli lombarda che, come ci è stato ricordato, con involontaria comicità, in una lettera del titolare di Conference Service possiede ben “tre aeroporti”. Cosa c’entrino questa e altre amenità non è dato sapere. Peraltro, proprio in questi giorni, Conference Service annuncia una sua fiera che si terrà a Bologna definita una “location ideale”. Mi sembra di intravedere una qualche contraddizione.

Dopo quattordici anni non Le dispiace di aver dedicato tanto tempo e tante energie per affermare il marchio COM-PA e adesso vederselo sottrarre in questo modo?
La mia fatica e quella di tanti soci non è stata vana. Abbiamo dimostrato, partendo dal nulla o quasi, che era ed è possibile realizzare insieme una grande idea quale appunto è il Salone di Bologna. In quanto alla sottrazione vorrei fosse chiaro a tutti che considero COM-PA in vacanza sino al 31 dicembre 2010. A quella data il marchio fieristico dovrà esserci restituito nelle stesse condizioni certificate da Conference Service per l’edizione 2007. Anzi, poiché ho letto in un comunicato stampa che “è già stata vinta la scommessa del trasferimento a Milano”, mi aspetto addirittura risultati migliori.

Rimangono tuttavia abbastanza oscuri i motivi di questa situazione che rischia, alla fine, di avvantaggiare solo iniziative concorrenti.
Ha ragione. Pensi che in un’intervista al Sole24ore del 7 novembre 2007 il titolare di Conference Service esprimeva la sua “soddisfazione”per il fatto che COM-PA restava a Bologna. Il giorno dopo aveva cambiato idea. Visto che la mia Associazione, al contrario, è rimasta e rimane coerente con le proprie decisioni è a quel signore che va chiesto chi e che cosa gli abbia fatto cambiare idea.

Detta così sembra quasi l’inizio di un giallo.
Non credo. Comunque non disturberei Agatha Christie.

Ma, mi permetta, vi sarete chiesti a chi giovi tutto questo?
Non è mia abitudine dare corpo alle ombre o avventurarmi in complicate dietrologie. Lascio queste fatiche ai professionisti del pettegolezzo. Mi auguro solo di non dovermi imbattere, prima o poi, nel nome di qualche nostro iscritto coinvolto in questa vicenda.

Se così fosse?
Non Le nascondo che questo creerebbe, almeno per me, un problema etico insormontabile. In un simile caso le decisioni da assumere sarebbero molto serie. Anche per questo preferisco, per ora, pensare positivo.

Allora boicotterete il prossimo COM-PA?
Assolutamente no. Se qualcuno ha questo tipo di preoccupazione lo invito a guardare al di là della nostra Associazione. Il trasferimento a Milano ci è stato imposto facendoci presente che il contratto attuale non lo escludeva. Alle clausole di quel contratto ci atterremo scrupolosamente, ma spero ci sia consentito esprimere la nostra insoddisfazione per questa vicenda.

Però qualcuno dice che farete il contro COM-PA.
Mi sembra un buon titolo giornalistico ma anche un’affermazione lontana dalla realtà. Collaboreremo a realizzare quella iniziativa nuova e diversa che avevamo proposto a Conference Service e che di fronte al suo rifiuto porteremo avanti con altre realtà pubbliche e private.

Le altre iniziative, sinora condivise con Conference Service, che fine faranno?
Ritengo sia stato un errore aver condiviso con un’azienda privata cose diverse dalla semplice segreteria organizzativa di una fiera. Restava in comune la rivista on-line”Comunicatori Pubblici”, ma, proprio in questi giorni, ci è stato detto che la testata che abbiamo sempre diretto dal punto di vista scientifico è di proprietà di Conference Service e serve per pubblicizzare COM-PA.
Davvero strano visto che il sottotitolo recita “settimanale dei comunicatori pubblici”. Ma va bene così.
Come vede la sua intervista appare su “Comunicatori e Comunicazione”, il nuovo settimanale on line della nostra Associazione.

Insomma separati in casa o divorziati con Conference Service?
Il consiglio direttivo dell’Associazione ha deciso, con voto unanime, di delegare alla dott.sa Massimiliana Baumann, nostro direttore, ogni rapporto con Conference Service. Mi sembra una decisione che chiarisca in modo inequivocabile la nostra posizione.

In conclusione?
In conclusione, smettiamola di fare pubblicità ad una vicenda che la mia Associazione considera ormai conclusa.

Sara Bovi

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