43esima edizione del Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese che, anche per il 2009, affronta l'analisi e l'interpretazione dei più significativi fenomeni socioeconomici nazionali.
Introducono il Rapporto le "considerazioni generali" che sottolineano come quella italiana sia una società replicante che, di fronte alla crisi, ha riproposto il tradizionale modello adattativo-reattivo.
La crisi ha rallentato il processo di uscita dal puro adattamento intravisto lo scorso anno, quando all'orizzonte si presentava quasi una "seconda metamorfosi", dopo quella degli anni fra il '45 e il '75. Sono però in corso alcuni processi di trasformazione.
Nel contempo, si segnalano quattro grandi processi di trasformazione: la complessa ristrutturazione del terziario; il protagonismo del mondo delle imprese; il ritorno agli interessi agiti rispetto al primato delle opinioni; il silenzioso "sfarinamento" del lungo ciclo dell'individualismo "fai da te".
Ne "La società italiana al 2009", vengono affrontati i grandi temi emersi nel corso dell'anno: i soggetti privati sul filo della crisi, l'impoverimento della dimensione pubblica, la centralità della variabile tempo. La terza e quarta parte presentano le analisi per i settori della formazione, del lavoro e della rappresentanza, del welfare e della sanità, il territorio e delle reti, dei soggetti economici, dei media e della comunicazione, del governo pubblico, della sicurezza e della cittadinanza.
In "Comunicazioni e Media" viene messo in evidenza il cambiamento dei consumi nell'anno della crisi. In pochi anni si è compiuta una vera e propria rivoluzione nel sistema dei media che, con la crisi attuale ha avuto un ulteriore accelerazione nel processo di trasformazione in corso.
La televisione oggi si attesta al 97,8%. La tv satellitare passa dal 27,3% del 2007 al 35,4% di utenti nel 2009 e il peso delle altre forme di Tv non è affatto trascurabile: il digitale terrestre - pur se lo switch-off non è ancora completato - ha il 28% di utenza e la web tv il 15,2%.
La radio, anche ha visto crescere il suo pubblico: (dal 68,8% del 2001 all'81,2% nel 2009), che ora l'ascolta spesso anche dai lettori mp3 (18,6%), da Internet (8,3%) o dal telefonino (8,1%).
La carta stampata in difficoltà: quotidiani a pagamento 54,8%, free press 35,7%, settimanali 26,1%, mensili 18,6%. Si attesta all'85%, l'uso del cellulare.
Il tasso di penetrazione di Internet è del 47%, anche se il web rimane ancora uno strumento a cui hanno accesso prevalentemente i giovani (80,7%) e le persone con titolo di studio più alto (67,2%).
Gli italiani che nel 2009 hanno superato la soglia del digital divide sono il 48,7% del totale, comprendendo anche quanti hanno un rapporto occasionale con la rete: meno della metà della popolazione complessiva. Ruolo sempre più marginale dei media a stampa, fenomeno che si può definire "press divide": dal 33,9% del 2006 al 39,3% nel 2009 (+5,4%) sono le persone non fruitici della stampa come alternativa alla televisione.
Un processo ancora incompiuto è il pluralismo delle fonti. Il dominio della tv tradizionale appare netto e incontrastato quando si valuta l'efficacia attribuita ai media in relazione al bisogno di informarsi sull'attualità politica.
Nella comunicazione politica, quando si tratta di scegliere per chi votare, gli italiani si informano principalmente attraverso i telegiornali (69,3%), come è emerso in occasione delle elezioni del giugno scorso. Al secondo posto si collocano i programmi giornalistici televisivi di approfondimento con il 30,6% delle preferenze. Ai quotidiani fanno riferimento il 25,4% degli italiani prossimi al voto, quota che arriva al 34% tra i soggetti più scolarizzati e raggiunge il 35% tra i lavoratori autonomi e i liberi professionisti.
19,8 milioni gli italiani frequentano almeno uno dei social network esistenti. Facebook e YouTube sono assai noti tra i giovani fra i 14 e 29 anni (rispettivamente 90,3% e 89,2%), tra gli adulti (con il 64,2%) e si abbassa tra gli anziani: 24,6%. Il 56,8% dei giovani, utilizza Facebook e il67,8% YouTube. Tra gli adulti l'impiego di YouTube è del 23,5%.
I navigatori di Internet che utilizzano esclusivamente la connessione a banda larga (il 59,6% nel complesso) sono concentrati nelle grandi città.
Analizzando questi dati i piccoli Comuni, segnano il 45% e il 55%; le città tra 30.000 e 100.000 abitanti non superano il 60%; le aree urbane con oltre 100.000 residenti sono oltre il 71%.
Cinema: la perdita di spettatori, a fronte della crisi, risulta tutto sommato modesta, ma il confronto tra i dati del primo semestre del 2009 con quelli del primo semestre del 2008 fanno pensare che, se è lecito affermare che il mercato ha tenuto, è vero dire che il cinema americano registra un andamento molto positivo, mentre il cinema italiano segnala sofferenza, e perde oltre un quarto dei propri spettatori.
Per informazioni:
www.censis.it
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