A volte capita di incontrare amici e colleghi che, ad un certo punto, ti chiedono "ma poi a cosa serve un'Associazione?".
Non posso certamente rispondere a nome delle decine di migliaia di movimenti associativi che, in tutti i campi, rappresentano la differenza tra una società democratica e solidale e una società che si disgrega sotto i colpi di un egoismo e di un qualunquismo tipici di chi si ostina a non voler fare i conti con la realtà.
Ma qualcosa posso dire per l'Associazione a cui mi onoro di appartenere sia dalla sua costituzione nel 1990.
Un'Associazione come la nostra non serve se la si pensa come l'ennesimo gruppo di potere che abbaia attorno alla Pubblica Amministrazione. Non serve per creare posizioni di potere, né per ottenere incarichi o consulenze. Non serve neppure per esercitare forme di pressione, più elegantemente chiamate lobbies, a favore di questo o di quel partito, governo o amministrazione.
Noi serviamo, nel senso di avere un ruolo e una funzione, solo se siamo come siamo, capaci di praticare una politica che ha nella cultura della comunicazione e nella valorizzazione della professionalità i propri elementi distintivi.
Su questa strada, grazie alla guida del presidente Gerardo Mombelli e alla forte unità e coesione del gruppo dirigente, abbiamo coerentemente marciato: rispettosi delle Istituzioni, attenti alle altre realtà, gelosi della nostra autonomia, senza preconcetti di sorta.
Non esiste nessun atto ufficiale che ci possa essere imputato pro o contro qualcuno o qualcosa.
Grazie a queste scelte di autonomia "Comunicazione Pubblica" è oggi un'Associazione riconosciuta come autorevole e rispettata da tutti.
Fuori da questa strategia associativa non c'è futuro come non ci sarà per l'intero movimento della comunicazione pubblica se anziché alla Legge 150 affideremo ai tornelli e agli emoticon il compito di comunicare e assecondare il cambiamento in atto.
Un'Associazione come quella che abbiamo costruito serve a tutto questo ed è utile ai comunicatori pubblici iscritti a "Comunicazione Pubblica", ad altre Associazioni o, addirittura, non iscritti a nessun movimento.
Da questa nostra cruna dovrà inevitabilmente passare il cammello della professione.
A metà del mandato 2008-2011 sembra giusto ricordarlo a tutti noi.
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